Sulle ali del Barolo 23 settembre 2014 – Posted in: WINE

L’introduzione di Aldo Cazzullo alla pubblicazione Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo.

 «C’è chi raccoglie sacchi di lattine vuote una a una tra i piedi della gente, chi gira con una bottiglia in una mano e un vassoio nell’altra, stracolmo di bicchierini di plastica, vendendo assaggi di distillato fatto in casa. Una birra per strada lì costa un real: mezzo euro. C’è chi fuma strano, chi balla, ma la maggior parte di questa gente non fa nulla: mi chiedo se sono felici e se si divertono. Il carnaio umano aumenta con l’avanzare della notte e all’una e mezza non ci si muove più! Ma quante persone ci saranno? I due chilometri quadrati di selciato che si estendono tra la grande piazza e le strade tutto intorno sono tutto un brulicare di gente e i locali sono strapieni…».
Al momento di partire per i Mondiali in Brasile, mi sono ricordato che in questo bel libro di Gianni Gagliardo c’è un capitolo dedicato al quartiere della movida di Rio, Lapa. (La mia personale memoria di viaggiatore mi fa venire in mente che “a lapa” a Palermo è invece l’Ape Piaggio, simbolo di un’Italia che quasi non esiste più). Fatto sta che sono stato a Lapa dopo aver letto il capitolo di Gagliardo, e in effetti ho ritrovato la stessa atmosfera che lui racconta: «All’uscita dalla discoteca si vedevano ancora masse di gente ovunque, ma i volti erano cambiati: ora più stanchi e con gli occhi lucidi. Minivan partivano per le varie direzioni della città carichi di ragazzi che l’indomani, sabato, sarebbero tornati qui, visto che non si lavora. Ragazzi semplici, belli e sereni: senza la macchina, senza le Hogan, senza un Bancomat. Penso che sono più avanti: a noi serviranno altri cinquant’anni per tornare dove stanno loro».
Credo che il libro di Gianni arricchisca il lettore e gli dia motivi di riflessione. La sua è una storia ‘glocal’. La storia di una famiglia di Langa, che per valorizzare al massimo il suo prodotto, profondamente legato alla terra, si mette in viaggio per il mondo. La Langa ha questo di bello, rispetto alla Toscana: il vino non lo fanno gli aristocratici, ma i contadini; non ci sono i latifondisti, c’è la piccola proprietà familiare. Questo non significa che il langhetto sia una persona normale. Tutt’altro. Il langhetto non assomiglia al torinese: strutturato, inquadrato, militare, operaio, comunista, prete sociale. Il langhetto è un irregolare. Abbiamo avuto scrittori, lingere, suicidi, giocatori d’azzardo. E vignaioli. La nostra è una terra magica, non a caso dà frutti misteriosi come il tartufo e appunto il vino. La storia dei vignaioli di Langa è ancorata in profondità alla tradizione, al dialetto, al territorio. HPIM0471.JPGMa nello stesso tempo si apre alle innovazioni tecnologiche, alle esigenze del marketing, allo scenario internazionale dell’esportazione. E il mondo globale accoglie con stupore la qualità dei nostri vini e anche lo spirito d’avventura con cui andiamo all’estero.
Nei racconti di Gianni Gagliardo riconosco infatti lo spirito con cui viaggiavano i miei genitori, sempre parlando tra loro in piemontese e cercando di arrabattarsi con le varie lingue del vasto mondo. La meraviglia di Praga faticosamente conquistata dopo affannate ricerche di documenti e telefonino, gli incontri con i miliardari asiatici da portare alle Aste del tartufo e del Barolo, la meraviglia della medina di Casablanca la domenica mattina: nei racconti di Gagliardo ci sono storie avventurose, ma c’è anche il ritmo lento delle pause, della solitudine, della nostalgia per quello che rimane pur sempre il posto più bello del mondo: per Gagliardo le Langhe; per me, più genericamente, l’Italia. Però stasera tornerò a fare un giro a Lapa, insieme con un gruppo di cooperanti italiani che si occupano dei poveri delle favelas, perché viaggiare in Brasile (e non solo) ci fa bene: ci fa venire in mente l’Italia della nostra giovinezza – per alcuni gli Anni Cinquanta, per altri i Sessanta, o i Settanta -, un Paese molto più semplice e povero, in cui ci si accontentava di poco, non ci si lamentava, si guardava al futuro non come a un problema ma come a un’opportunità. Anche i ragazzi brasiliani, e degli altri Sud del mondo, conoscono la depressione e la frustrazione. Ma sanno riconvertirle nella speranza e nella voglia di lottare e di sacrificarsi. L’Italia è un Paese di grandi potenzialità, grazie ai prodotti straordinari come il vino di Langa e all’energia di imprenditori come Gagliardo: seguiamolo nel suo viaggio, e troveremo qualche motivo per apprezzare il presente e sperare nell’avvenire.

Rio De Janeiro, 27 giugno 2014