smALLhome. prefazione 27 ottobre 2016 – Posted in: BOOKS

famigli*

Per gentile concessione Archivio Franca Rame Dario Fo.

PROGETTANDO L’AUTONOMIA
prefazione di Cini Boeri a smALLhome, terzo titolo della collana smALLbooks

Le famiglie a geometria variabile sono sempre state parte della mia vita, penso di aver maturato ormai una lunga esperienza.
Per cominciare, sono una figlia naturale, nata in un tempo in cui questo poteva essere un problema. Per fortuna mia madre e il mio padre adottivo mi accolsero nello stesso modo e con le stesse attenzioni dedicate agli altri loro figli, anche se questo non mi mise completamente al riparo da qualche sguardo e commento di troppo. Successivamente scoppiò la guerra, io e la mia famiglia (antifascisti da sempre) lasciammo Milano per trasferirci in zone più sicure, ci trasferimmo a Gignese, sopra il Lago Maggiore.
Durante la guerra conobbi Renato, era partigiano, successivamente divenne mio marito, ci sposammo in una piccola chiesa sopra Gignese. Dopo la liberazione tornammo a Milano, io mi laureai in Architettura, fuori dall’aula d’esame mi aspettava il mio primo figlio, Sandro, erano i primi anni Cinquanta. Dopo la laurea iniziai a lavorare nello studio di Gio Ponti, successivamente andai da Zanuso dove rimasi molti anni. Nel 1963 aprii il mio studio, più o meno nello stesso periodo mi separai da Renato e così continuai sola a crescere i nostri tre figli oltre a seguire la mia professione.
Ho sempre confidato molto nell’autonomia, cercando di proporla sempre, fino a diventare la cifra del mio lavoro ma anche della mia vita privata. Molti anni fa, saranno cinquanta l’anno prossimo, realizzai la casa di vacanze per me e la mia famiglia. Una casa a pochi metri dal mare, con quattro camere, ciascuna con il suo bagno e il suo accesso alla spiaggia indipendente, collegate tra loro attraverso un soggiorno e zona pranzo comune. In questo modo ognuno poteva decidere se ritagliarsi dei momenti privati oppure condividere gli spazi e il tempo con gli altri abitanti della casa.
Ho provato a proporre questo concetto anche a molti miei clienti, in modo da poter scegliere se e quanto vivere assieme, condividendo o meno gli spazi e i momenti privati, senza obblighi. Consigliavo sempre di inserire nelle loro case una camera in più: «metta che uno dei due abbia il raffreddore?», molto spesso questa camera veniva poi destinata agli ospiti.
Ho cercato di interpretare i bisogni e le esigenze delle persone attraverso il progetto, riducendo gli spazi di “rappresentanza” fine a se stessi in favore del benessere individuale e di convivenza, intento che non sempre veniva compreso appieno, come successe anche al progetto domestico, presentato in Triennale nell’86. Era la proposta per un’abitazione di medie dimensioni in cui i due abitanti potevano disporre di zone personali e private oltre a spazi comuni da condividere, ogni spazio era etichettato attraverso l’attività che si poteva svolgere all’interno. ‘Sogno e amore’ per le camere da letto, ‘dialogo creativo’ per il soggiorno e così via.
D’altra parte – come mi hanno fatto notare – nonostante l’autonomia degli spazi anche io mi sono separata!
Può succedere e si può anche non soffrire!