Uomini, maschere di un eterno Carnevale

del 23 agosto 2014 di Cinquesensi

cover Le maschere 262x300 Uomini, maschere di un eterno CarnevaleL’intervento critico di Michele Tavola al catalogo della mostra Le Maschere.

Dipingere una maschera è un modo di interpretare, è un tentativo di fare emergere il significato vero e profondo di ciò che sta sotto la maschera stessa. Qui ne se grime pas?, ovvero, Chi non indossa una maschera? è il titolo di una delle tavole più belle e drammatiche del Miserere di Georges Rouault, peintre-graveur tra i più amati da Giancarlo Vitali, che attraverso il volto del clown triste racconta il duro mestiere di vivere e scava senza compromessi alla ricerca di ciò che è nascosto dal travestimento. Questa è la via, indicata da Rouault, per analizzare un tema affrontato per tutta una vita, senza soluzione di continuità, dal pittore di Bellano. La maschera è filtro per leggere la vita, in ogni epoca e in ogni contesto sociale.


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Il custode inesistente

del 19 agosto 2014 di Leonardo Castellucci

Il contributo di Leonardo Castellucci a Il Custode

GVT00607 lw copia 2 300x209 Il custode inesistenteLa scrittura di Andrea Vitali, che ogni volta si avviva con bella forma e rinnovata capacità d’invenzione sulle trame delle tante storie che ruotano attorno al piccolo micro/macrocosmo di Bellano, questa volta non ha trovato il consueto materiale narrabile e allora s’è smarrita, come assopendosi in un sogno o forse s’è abbandonata a una visione o è stata costretta a dare voce al suo daimon, che per farla uscire dalla sua pur alta consuetudine l’ha costretta a lanciarsi in una sfida. Con tali premesse il risultato non poteva essere che una nuova cifra espressiva che avrà colto di sorpresa anche lo stesso autore. Perché il narrare forbito di Vitali, costruito secondo regole grammaticali impeccabili, qui si fa crudo, simbolico, intermittente, sincopato, imprevedibile: ora drammaturgico, ora quasi epigrammatico, ora chiuso ed ermetico come un’intuizione filosofica. Un narrato dettato dall’inconscio, che non si pone il fine di raccontare ma piuttosto di svelarci un segreto.
Il nostro tragico segreto.


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iVitali. Exhibition

del 12 agosto 2014 di Cinquesensi

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Andrea Vitali’s stories that go against the canons that made him famous and the works of Maestro Giancarlo Vitali are the protagonists of the exhibition dedicated to the iVitali Series, which has given birth to twelve titles published by Cinquesensi during the four years of spontaneous and fervent collaboration between the writer and the painter. These are the books that accompany the visitor through the exhibition that culminates with “an exhibition within the exhibition” where the paintings and written works can be appreciated, dedicated to the theme of the twelfth in the series previewed here: Il Custode.
The exhibition, commissioned by the Province of Lecco and the Municipality of Varenna, has a prologue in Villa Monastero that then unfolds in an extraordinary weaving of images and words in the Sala Rosa and Marco De Marchi.

Giancarlo Vitali the painter was born in 1929 in Bellano on the eastern shore of Lake Como, where he still lives with his wife Germana. He is the father of Velasco, Sara and Paola.

Andrea Vitali the writer and physician, was born in 1956 in Bellano, on the eastern shore of Lake Como, where he still lives with his wife Manuela and his son Domenico.

 


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Direzione silenzio

del 9 agosto 2014 di Cinquesensi

cover Il Custode 218x300 Direzione silenzioDall’introduzione di Stefano Salis al dodicesimo titolo della collana iVitali.

Non bisogna mai pensare di conoscere abbastanza a fondo uno scrittore. Meno che mai la sua scrittura. Andrea Vitali ci ha abituati, da anni, e con una regolarità che ha del disarmante, a tessere le fila di un mondo immaginario fatto di sorrisi bonari, di trame semplici o complesse, di storie di lago e di vita nelle quali la solarità della sua scrittura si accompagna, quasi sempre, a quella dei suoi personaggi, del suo mondo, del suo essere profondamente scrittore. Ma non facciamoci ingannare. Un artista deve sempre tenere da conto la molla profonda, e spesso taciuta, che lo spinge ad andare avanti, a non accontentarsi, a muovere un passo oltre il territorio nel quale si è spinto l’ultima volta o che ha esplorato nel passato. Quella molla è l’inquietudine ed è una forza oscura e potente: la scrittura, la letteratura, se ne è sempre nutrita con ingordigia, sapendo anche, spesso, di che amare sorprese fosse condita. Non che il mondo di Andrea Vitali non si fosse confrontato prima con l’oscuro, con il lato nero e buio della vita e della narrativa o lo avesse temuto. Nemmeno il più sprovveduto dei lettori potrebbe scambiare il tono elegiaco e addirittura di narrazione festosa che promana dalle sue pagine, per una facilità irridente del saper raccontare, per uno scrittore senza ombre. Ombre e lati inquieti, Vitali, li ha sempre avuti: magari celandoli proprio sotto le mentite spoglie di una forza narrativa che si lascia dietro i cattivi pensieri.
Qui no.
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