Rubano la luna?

del 25 ottobre 2011 di Cinquesensi

Dall’ultimo titolo della collana iVitali, Stralunario, la postfazione di Gian Battista Galli

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Giancarlo Vitali

«L’hai detto figliolo, rubano la luna! I più maldestri ladri di luna sono senza dubbio i poetastri e i parolai di canzoni. Mai una volta che la lascino in pace, macchè! La infilano tra versi sdolcinati e nauseabondi, la poggiano su note melense e le danno una voce enfatica e lacrimevole da innamorati: chi ci sta seduto sopra, chi ci si appende, chi ci si specchia… quante lune rubate e maltrattate figliolo. Non sopporto che si faccia della luna una stupida romanticheria, non farlo mai figliolo, promettimelo! Che ne sanno quei cialtroni della luna? Per rubare un bacio notturno sono disposti a tutto e usano la luna come grimaldello per spalancare cuori alle fanciulle e spogliarle nude sotto la sua luce. E il bello è che il più delle volte quelle sventurate ci cascano. Per questo si ha buon gioco nel fare razzia di lune in tutte le salse. La luna è per noi stupidi umani una discarica di pene d’amore, uno scrigno di promesse mai mantenute, una luce che infittisce il mistero, un deposito di illusioni, una fonte di pessime ispirazioni. Ma soprattutto, figliolo, la luna è un traguardo da raggiungere. E c’è chi ha speso una vita per costruire una scala che arrivasse fin lassù, ma quando ancora ne mancavano di pioli è bell’e morto, povero illuso. E c’è chi ha scalato la vetta più alta per poterla toccare, e sul cucuzzolo in punta di piedi, le braccia protese, le mani sospese, le dita nel cielo, le unghie troppo corte, ha perso l’equilibrio ed è cascato a valle. E adesso ci si mettono gli americani! Con quelle tute e quegli scarponi, e che ci vuole? Si prende un razzo, si accendono i motori, si conta alla rovescia, si fanno fuochi e fiamme e…
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Indomabile Bionda

del 21 ottobre 2011 di Cinquesensi

L’Indomabile è una birra bionda, artigianale ma non è solo un prodotto.
Indomabile e bionda è anche la sua produttrice, Teresa Latini, ventitreenne che ha deciso di giocare la propria vita in attivo facendosi guidare dai sentimenti.

Lindoma 300x239 Indomabile Bionda“Sono sempre rimasta molto affascinata dall’artigianalità.  Dagli antichi processi di produzione, dal mantenimento di quei sapori e di quei valori che vengono tramandati di generazione in generazione, dal rispetto e dalla cura delle materie prime così come la Natura ce le regala, dall’impegno, dalla passione e dall’entusiasmo con cui si crea un prodotto.
E’ la filosofia con cui sono stata cresciuta.
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A lezione dalla luna

del 20 ottobre 2011 di Cinquesensi
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Giancarlo Vitali

Introduzione a firma di Stefania Berbenni pubblicata su Stralunario, ultimo titolo della collana iVitali.

Cominciamo dal basso. Le è toccato scendere dal cielo, bussare qua e là elemosinando un invito mai porto. E, indebolita per non aver sentito neanche un refolo di piétas, piangendo, è rotolata sempre più giù, sui marciapiedi, fra le ciglia di un bambino perché lì è ben voluta, e di lei hanno bisogno. Prima lezione impartita dal nostro unico satellite naturale: inutile cercare la compagnia di chi è in altre faccende affaccendato, o è troppo lontano da te per capirti vagamente (La luna bussò, manifesto canoro di Loredana Bertè). Secondo monito: mai stare fermi, né tantomeno avere la presunzione che gli altri vengano a noi; da sempre la Luna si consuma, girando, illuminando, accorciando le distanze per poi riallontanarsi. È ammirevole in quella ripetitività da casalinga celestiale. Sarà frustrata, la poveretta? Non si direbbe, se da millenni non fa che servirci facendoci sentire importanti, dopo che quel fesso di Niccolò Copernico ha detto che siamo noi a girare intorno al Sole, tanti Icari con le ali sciolte (e qui c’è il terzo insegnamento: l’umiltà).
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L’arrendevole consistenza del rame

del 19 ottobre 2011 di Cinquesensi

 

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Danilo Vitali – Cactus

Sono mani inquiete quelle di Danilo Vitali eppure sapienti. Trattano i fogli di rame come fossero pagine bianche e la sua scrittura si affida a strumenti meno educati di una qualsiasi penna. Lui ricorre al fuoco, all’acqua, ad acidi innominabili, ad una serie infinita di bulini e di scalpelli. Nel suo antro-studio, in quella che ad entrarci può sembrare una semplice officina, modella il rame affidandosi agli elementi di una natura, che piega alle sue idee. La duttile superficie del rame acquista così una nuova vita e va a costituire la collezione dei manufatti di una artista-artigiano, che non pone limiti alla sua fantasia. Il rame diventa melagrana o girasole, si può trasformare in un volto barbuto di capra o nel gruppo composito di quei funghi chiodini che fanno tanto sottobosco; ma, soprattutto, le idee cui attingere ispirazione arrivano dal lago, che sta a due passi.
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