Rubano la luna?
del 25 ottobre 2011 di CinquesensiDall’ultimo titolo della collana iVitali, Stralunario, la postfazione di Gian Battista Galli
«L’hai detto figliolo, rubano la luna! I più maldestri ladri di luna sono senza dubbio i poetastri e i parolai di canzoni. Mai una volta che la lascino in pace, macchè! La infilano tra versi sdolcinati e nauseabondi, la poggiano su note melense e le danno una voce enfatica e lacrimevole da innamorati: chi ci sta seduto sopra, chi ci si appende, chi ci si specchia… quante lune rubate e maltrattate figliolo. Non sopporto che si faccia della luna una stupida romanticheria, non farlo mai figliolo, promettimelo! Che ne sanno quei cialtroni della luna? Per rubare un bacio notturno sono disposti a tutto e usano la luna come grimaldello per spalancare cuori alle fanciulle e spogliarle nude sotto la sua luce. E il bello è che il più delle volte quelle sventurate ci cascano. Per questo si ha buon gioco nel fare razzia di lune in tutte le salse. La luna è per noi stupidi umani una discarica di pene d’amore, uno scrigno di promesse mai mantenute, una luce che infittisce il mistero, un deposito di illusioni, una fonte di pessime ispirazioni. Ma soprattutto, figliolo, la luna è un traguardo da raggiungere. E c’è chi ha speso una vita per costruire una scala che arrivasse fin lassù, ma quando ancora ne mancavano di pioli è bell’e morto, povero illuso. E c’è chi ha scalato la vetta più alta per poterla toccare, e sul cucuzzolo in punta di piedi, le braccia protese, le mani sospese, le dita nel cielo, le unghie troppo corte, ha perso l’equilibrio ed è cascato a valle. E adesso ci si mettono gli americani! Con quelle tute e quegli scarponi, e che ci vuole? Si prende un razzo, si accendono i motori, si conta alla rovescia, si fanno fuochi e fiamme e…
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