Basilicata coast to coast

del 16 febbraio 2011 di Cinquesensi

In occasione della BIT, venerdì 18 febbraio alle ore 11,00 nel corso dell’evento BASILICATA L’HAI VISTA MAI?, La Regione Basilicata presenterà il nostro volume Viaggio in Basilicata, una guida gourmArt che si legge come un libro, di Annateresa Rondinella e Antonio Riviello.

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Una giornata nella Fattoria di Montemurro

del 11 maggio 2010 di Cinquesensi

montemurro Una giornata nella Fattoria di MontemurroLa Storia così come ci è stata raccontata dagli storiografi ci ha sempre affascinato, con le imprese di grandi personaggi o con eventi che hanno cambiato il percorso dell’uomo sulla terra nel lungo procedere dei secoli e dei millenni.

Ma la vita degli uomini è fatta anche di gesti quotidiani, di abitudini ripetute a volte meccanicamente, a volte con l’intento di tramandare un’usanza, una tradizione, o semplicemente perché gesti legati al comune vivere. E allora, perduti nella campagna dove le legioni del console Caio Nerone affrontarono le orde dei Cartaginesi, comandate dal mitico Annibale, ci chiediamo, per un attimo come vivevano in una fattoria del IV o V secolo avanti Cristo. Ed è in località Piani Parete, nel territorio comunale di Montemurro, che alcune di queste curiosità possono essere svelate.

Alla fine del V secolo avanti Cristo tutta l’alta Val d’Agri era densamente popolata con villaggi di pianura, di collina, con insediamenti anche di un livello organizzativo elevato, costellati nei dintorni da fattorie e casolari di campagna. Accolti da una immaginaria padrona di casa, siamo ospiti oggi della fattoria di Montemurro, casa colonica, residenza di una famiglia di ceto medio-alto: la pianta della casa è rettangolare, ad un solo piano, con un’ampiezza di circa 430 mq.
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Maestria e memorie di antica gestualità a Moliterno

del 6 maggio 2010 di Cinquesensi

moliterno Maestria e memorie di antica gestualità a MoliternoLa sagra del formaggio é certamente una delle feste più rappresentative di Moliterno. Il suo esordio risale all’agosto del 1982 e da allora si è ripetuta annualmente la prima domenica di agosto. Moliterno è stato sin dal passato un centro famoso per la produzione del formaggio. Il Racioppi (grande storico) nell’indicare l’etimologia del toponimo Moliterno, preferisce il radicale “Mulcternum” (mungere) da cui “mulcternum” che significa “luogo dove si fa il latte”, cioè dove si munge l’armento e si coagula il latte. La cittadina è anche nota da sempre come luogo di stagionatura dei formaggi.

Un tempo gli “invecchiatori” di formaggio andavano a dorso di mulo in varie località e ritiravano, per contratto, il pecorino di dieci giorni, portandolo a stagionare a Moliterno. Le consegne iniziavano a gennaio e terminavano a maggio, quando le greggi risalivano verso i monti per i pascoli estivi. D’inverno a Moliterno, si stagionava il formaggio pecorino dei pascoli marini, grasso e ricco di burro. D’estate quello della montagna, con una percentuale inferiore di grasso, ma più aromatico. Il primo, ritenuto più pregiato, “emigrava” in America e verso il Nord d’ Italia, il secondo era consumato localmente.

Si presume, che sin dal primo formarsi del borgo medioevale, intorno alla torre del castello i pochi abitanti si siano dedicati quasi esclusivamente alla pastorizia ed all’attività casearia. Solo a partire dal Settecento, però questa attività si è trasformata in una vera e propria tecnica organizzata per la produzione del formaggio pecorino, che ha reso celebre in tutto il mondo il Canestrato di Moliterno. I moliternesi sono diventati famosi come stagionatori di formaggio pecorino per una serie di fattori favorevoli.
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L’arpa di Viggiano e i suoi musici erranti per il mondo

del 5 maggio 2010 di Cinquesensi

arpa Larpa di Viggiano e i suoi musici erranti per il mondo«Il paese non è grande, ma nemmeno piccolo, l’aria ottima, pittoreschi i dintorni; le rovine di Grumentum a pochi passi; arpeggiamenti da per tutto, fanno di Viggiano l’Antissa della Lucania». Sono parole di un turista d’eccezione, Giovanni Pascoli, che nell’estate del 1884, fu Commissario d’esame presso il Convitto-Ginnasio Silvio Pellico di Viggiano e diede questo giudizio della cittadina che lo ospitava in una lettera indirizzata all’amico Carducci.

Nelle poche righe del Pascoli c’è in effetti tutta Viggiano: la sua storia originata dall’orbita di Grumentum, la salubrità del clima felicemente condizionato dall’altezza, la sua fama di città di arte, musica e musicisti. La sua musicalità si trasmette ancora attraverso i vicoli e gli angoli pittoreschi disseminati per tutto il centro storico, nei flauti, violini, arpe scolpite nelle chiavi di volta con artistica fattura, testimonianze di un passato musicale famoso in tutto il mondo. La storia di Viggiano è infatti nella storia dei suoi artigiani, costruttori di arpe e zampogne, dei musicisti emigrati in tutto il mondo, resi leggendari dai versi del Parzanese che cantava: «… con l’arpa al collo – son viggianese / tutto il mondo è il mio paese/ come la rondine che lascia il nido/ passo cantando di lido in lido». Tanto girovagare da parte di questi artisti di strada che nel mondo diventavano attrazione turistiche che abbelliva o inorridiva a mo’ di vergogna le strade di New York, di Londra o di Parigi. Le testimonianze ricavate da archivi e non solo attestano che tra Ottocento e Novecento i musicanti di strada raggiunsero le piazze delle maggiori città d’Europa e degli Stati Uniti. Richieste di passaporto e resoconti di ambasciatori italiani riferiscono di musicanti viggianesi incontrati in Russia, a Cuba, in Turchia, in India, ecc., mentre numerose fotografie inviate dagli Stati Uniti, da Londra, da Melbourne testificano che la musica dei viggianesi si è diffusa pressoché ovunque.
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