fattori1 Alla Macchia!Fra il 1855 e il 1867, al Caffè Michelangelo di Via Larga a Firenze, si riuniva un drappello di pittori che frequentavano un’arte antiaccademica, nata per descrivere l’emozione del vero e l’impressione oltre l’apparenza. Li accomunava il rifiuto di quella studiata armonia impaginata nelle opere classiche. A questo figurativismo calcolato, contrapponevano una tecnica sintetica e veloce, quella del dipingere “alla macchia” (nel senso di operare sul campo, all’aperto, fuori dallo studio), accentuando i contorni delle figure, modulando con misura i chiaroscuri per dar risalto alla luce e al colore. Pittore di punta del movimento dei “Macchiaioli” fu il livornese Giovanni Fattori (1825-1908) che si dichiarava “omo sanza lettere” estraneo alla “cultura esatta”. Livornese, introverso e indifferente ai condizionamenti culturali, Fattori tratteggiava alla macchia ogni luce, ogni specificità arcana che riusciva ad emozionarlo: dagli scenari naturali, agli accadimenti della natura, fino alla semplice monumentalità della Creazione meno cortese.

La Maremma selvatica e scortese del diciannovesimo secolo fu l’oggetto e il soggetto di molti suoi dipinti. Una terra a due dimensioni sotto l’opaca luminosità di cieli sempre prossimi al rovescio. Il suo tratto alla macchia è privo di ripensamenti e di indecisioni. È inmediato, sintetizza e quasi imprigiona il vigore fisico dei mandriani e del loro incalzare al galoppo nella fissità della pianura, coagula nel colore il vigore e la forza dei grandi grandi tori dal portamento fiero e dalle corna a lira. Solo un secolo separa la Maremma di oggi da quella fissata sulla tela da Fattori e, se son mutati i tempi, le idee e gli stili di vita, non è cambiato di molto né lo scenario nè lo spirito di questa terra che è uno dei paesaggi più suggestivi della Toscana.
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