La Dieta Flachi. Dimagrire in 5 tappe rispettando il gusto italiano.

del 2 giugno 2010 di Naike

flachi La Dieta Flachi. Dimagrire in 5 tappe rispettando il gusto italiano.Nelle abitudini di molti italiani essere a dieta equivale spesso a mangiare poco o nulla e pertanto a sottoporsi a uno sforzo  intenso e pericoloso dopo le festività o prima dell’estate. Niente di più sbagliato. La dieta non è, come molti credono, un regime alimentare rigido e restrittivo, fatto di menù ipocalorici e monotoni e per questo faticoso da rispettare.

Seguire una dieta significa rispettare un’abitudine alimentare corretta ed equilibrata, in linea con il nostro corpo, con i nostri ritmi di vita e con i nostri gusti. E’ questo il segreto de La Dieta Flachi. Dimagrire in 5 tappe rispettando il gusto italiano. L’autrice, Evelina Flachi, già nota al grande pubblico per le sue frequenti partecipazioni a La Prova del Cuoco e Uno Mattina, e per le sue rubriche su Donna Moderna, Starbene e Donna in forma, è una stimata nutrizionista direttrice del proprio poliambulatorio Slim Line a Milano.

Quella della Flachi è una dieta innovativa, che non impone privazioni, in grado di conciliare il benessere con il gusto e di non stravolgere le nostre abitudini. Una dieta non restrittiva ed efficace. Un utopia? Assolutamente no, ma come è possibile ritrovare la propria forma fisica senza troppe rinunce? Le regole da seguire sono, come dire, poche e di buon senso: una progressività nell’abbandono di consuetudini alimentari sbagliate, piatti appetitosi ma semplici (sughi, sughetti e altri intingoli sono da evitare), una netta scelta di campo a favore delle pietanze che fanno parte della nostra dieta mediterranea e infine un’attività fisica moderata ma costante. Non un semplice regime alimentare quindi, ma un vero e proprio nuovo stile di vita.
continua a leggere »

Share

Scuochi: giornalisti “mangiati” dai cuochi

del 21 maggio 2010 di Naike

scuochi Scuochi: giornalisti “mangiati” dai cuochiQuanti di noi nella vita hanno desiderato di essere l’altra faccia della medaglia, di sapere cosa si prova nei panni di qualcuno che fa un lavoro dal quale dipende il nostro, ma che è completamente diverso dal nostro?

Grazie a Scuochi, una manifestazione itinerante e periodica, molti professionisti dei fornelli adesso lo sanno. Per una cena i più grandi cuochi italiani interpretano il ruolo di critici gastronomici e, viceversa, i giornalisti vestono i panni, o meglio i grembiuli, di “chef de cuisine”.

Scuochi nasce nel 2003 da un’idea di Sara Vitali, ed è promosso da Pasta Latini. Uno scambio di ruoli originale e costruttivo, senz’altro divertente per tutti i partecipanti, sia per chi giudica sia per chi viene giudicato. Questa micro manifestazione rappresenta certamente un nuovo modo di reinventare la cucina italiana grazie a personalità versatili, in grado di mettersi in gioco senza riserve. Personalità che accettano di non prendersi troppo sul serio. Il successo di Scuochi dimostra infatti la grande autoironia della quale sono dotati cuochi conosciuti, nonché quella dei giornalisti, che accettano di sottoporsi al giudizio altrui in un campo che non è propriamente il loro.

Il meccanismo di Scuochi è molto semplice: una sfida culinaria dove, per ogni cuoco,  quattro giornalisti cucinano una portata. Durante una cena conviviale che permette a tutti di confrontarsi e e di conoscersi meglio (che è poi  è il vero senso dell’incontro) il cuoco rivelerà qual è stato il piatto che più l’ha sedotto, proclamando il vincitore. Ad essere giudicato però non è soltanto il risultato finale del piatto e la sua prelibatezza, bensì anche precisione, pulizia e  creatività dell’aspirante cuoco.

Ma chi sono questi giornalisti così ironici e coraggiosi? Per citarne qualcuno possiamo fare il nome di Paolo Marchi (Il Giornale), Rocco Moliterni (La Stampa), Anna Scafuri (Tg Uno), Giuseppe Cerasa (La Repubblica) e Raffaella Prandi (Gambero Rosso). Per quanto riguarda gli chef che si sono cimentati nella critica culinaria troviamo Fulvio Pierangelini, Gualtiero Marchesi, Gianfranco Vissani, Carlo Cracco, Davide Oldani e molti altri.

libro Scuochi: giornalisti “mangiati” dai cuochiNel 2007 la manifestazione Scuochi è divenuta un libro, “Scuochi il primo libro” (Itaca Editore), che raccoglie 12 ritratti insoliti e intimi di cuochi a cura di  Nicola Dal Falco e le performance di 48 giornalisti, raccontate attraverso i voti e le recensioni degli chef e gli aneddoti scritti dai giornalisti stessi. 12 antipasti, 13 primi piatti, 13 secondi piatti e 12 dolci a comporre un ricettario unico, che è possibile consultare anche attraverso il sito internet di Scuochi.

SCUOCHI

Share

UNESCO nel mondo e per il mondo

del 13 maggio 2010 di Naike

unesco UNESCO nel mondo e per il mondo65 anni di storia, 192 Paesi membri, 890 siti presenti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità, posti in 148 Paesi differenti. Sono questi, ad oggi, i numeri della United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, meglio conosciuta con l’acronimo UNESCO.

L’organizzazione per l’educazione, la scienza e la cultura, fondata dalle Nazioni Unite, ha come scopo la tutela e la conservazione di siti considerati importanti, dal punto di vista culturale o ambientale, per la comunità mondiale. Questa definizione però, ai giorni nostri, risulta essere decisamente riduttiva rispetto a ciò che rappresenta attualmente l’UNESCO per il mondo.

L’Italia è il Paese che vanta il maggior numero di siti presenti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità, ben 44, seguita da Spagna e Cina. La grandezza di questa organizzazione però non sta soltanto nei numeri, bensì nella qualità e nell’accuratezza delle proprie scelte. Potremmo pensare che l’UNESCO si facesse sostenitore esclusivamente delle grandi opere site nelle città d’arte storicamente più rimarchevoli , ma poi scopriremmo la stessa attenzione e impegno dedicati alla tutela di certe singolarità costruttive quali i Trulli di Alberobello o di certi storici Istituti di vocazione scientifica come l’Orto botanico di Padova, derivazione coeva dell’Università più antica d’Italia. Ma la ‘filosofia’ Unesco si spinge oltre arrivando a tutelare e salvaguardare borghi o antiche cittadine, ancora preziose e coese nella loro composizione urbanistica o interi centri storici, verso cui non può essere fatta una classifica di merito sull’edificato antico. Centri come quelli di  Roma, Firenze, Venezia, Napoli che da soli ci consegnano la summa della cultura artistica della nostro storia, sono patrimonio ‘in toto’; così come città globalmente intese, quali Verona e Siracusa, che per le loro vicende storiche e il loro particolare sviluppo costruittivo,  risultano un unicum da proteggere. Ma la sensibilità dell’UNESCO non si ferma soltanto all’argomento  relativo alle ‘arti maggiori’ ma allunga le sue braccia protettive sull’ambiente, il territorio, il paesaggio perché  la Costiera Amalfitana, le Dolomiti o le Isole Eolie sono altrettanti capolavori da preservare disegnati e scolpiti dalla natura per il nostro piacere sensibile.

Ma le attività dell’UNESCO non si fermano a questo. Dal 2004 UNESCO promuove il Forum Universale delle Culture,  che tra l’altro si svolgerà nel 2013 a Napoli, un evento straordinario, dove 101 città, in 101 giorni, potranno confrontarsi ed esporre le proprie diversità culturali.

E molte altre, e di diversa natura, sono le attività promosse o patrocinate dall’UNESCO, fra queste la Giornata Mondiale della Diversità Culturale, la Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, la Giornata Mondiale della Poesia.

Grazie a queste molteplici attività, UNESCO, si afferma sempre di più come portavoce della cultura nel mondo. Le numerose borse di studio che gli sono state assegnate sono la conferma di una vitalità culturale espressa da un’organizzazione all’avanguardia e  in grado di arricchire e potenziare cioè che di più prezioso abbiamo sulla Terra: la cultura e l’ambiente.

CNI UNESCO

Share

Orazio: poeta del Carpe diem e del vino

del 12 maggio 2010 di Cinquesensi

«Tu non domandare – è un male saperlo – quale sia l’ultimo giorno che gli dei, Leuconoe, hanno dato a te ed a me, e non tentare gli oroscopi di Babilonia. Quanto è meglio accettare qualunque cosa verrà! Sia che sia questo inverno – che ora stanca il mare Tirreno sulle opposte scogliere – l’ultimo che Giove ti ha concesso, sia che te ne abbia concessi ancora parecchi, sii saggia, filtra il vino e riduci le eccessive speranze, perché breve è il cammino che ci viene concesso. Mentre parliamo, già sarà fuggito il tempo invidioso: cogli l’attimo, fidandoti il meno possibile del domani».

Carpe diem

Se la storia del Vulture è indissolubilmente legata alla figura dell’imperatore Federico II di Svevia, non bisogna dimenticare che questa terra ha visto nascere, molti secoli prima, uno dei numi della poesia latina dell’epoca augustea, Quinto Orazio Flacco che vide la luce a Venosa nel lontano 65 a.C.

Di umili origini, il padre era infatti un liberto, ebbe la fortuna di fare studi eccellenti nelle migliori scuole di Roma grazie ai sacrifici della famiglia, come ancora oggi capita a tanti figli di questa terra lucana. Le Odi, i Carmina Saecularae e le Epistole sono alcune delle straordinarie opere composte dal poeta di cui resta la celeberrima breve e efficace allocuzione del “carpe diem”sulla quale spesso si indulge magari rimandando al suo significato più banale di cogliere l’attimo. E da buon epicureo che conosceva le prelibatezze della tavola, il poeta è altrettanto famoso per il suo Nunc est bibendum, ode che celebra i fasti di Augusto dopo la morte di Cleopatra, e che invita tutti ad un conviviale e festoso brindisi con il vino.

Rimandando ad altra sede la lettura filosofica della poesia oraziana, qui ci piace sottolineare un aspetto poco conosciuto del poeta vate, ovvero la sua profonda conoscenza del vino: Orazio per le competenze che dimostra in fatto di tecniche di vinificazione ed enografia si può considerare un vero e raffinato enologo del suo tempo.
continua a leggere »

Share