Il Maestro Martino, cuoco sopraffino

del 21 febbraio 2012 di Raethia Corsini

copertina PRINCIPE 215x300 Il Maestro Martino, cuoco sopraffinoTanto per capirsi: tutto il chiacchierare che si fa in Italia intorno alla tavola dei grandi chef, non è antropologia da XXI secolo. Nulla si crea, nulla si distrugge e per comprendere il significato sociale (storico?) del cucinare “ad alti livelli” (in tutti i sensi che questa espressione contiene) bisognerebbe guardare al Rinascimento.

Maria Cristina Magni, detta Ketty, brianzola e autrice di diversi romanzi, lo ha fatto: è entrata nella vita di Maestro Martino da Como e, attraverso i suoi capolavori di gusto e colore, “i cui tempi di cottura sono calcolati in base alla durata di un Pater noster o di un Miserere”, ci racconta come un cuoco ha potuto (e può) conquistare il favore di grandi personaggi – nel suo caso i nobili e i cardinali dell’epoca – ed entrare con loro in così tanta confidenza da riuscire a conoscere “i crucci e le gioie dei signori, a entrare in contatto con i blasonati ospiti, a incontrare, un giorno fatidico, l’amore negli occhi della bellissima contessa Leoni e a diventare cuoco personale del cardinal Lucullo, soprannome del camerlengo Ludovico Scarampi Mezzarota, Patriarca di Aquileia”.
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Scrivi dunque sei …

del 11 febbraio 2012 di angela

scritturaMajnoni1 215x300 Scrivi dunque sei ...Il segno dell’inchiostro sulla carta traccia la nostra verità, descrive la nostra anima, narra in una sorta di specchio evidenziatore chi siamo, con tutti i nostri punti forti e deboli.

“Leggere la scrittura – racconta Barbara Majnoni – significa penetrare nei luoghi più reconditi della personalità e confrontarsi con temi come creatività e intelligenza, autostima e dipendenza affettiva, sofferenza emotiva e personalità di successo, sensibilità ed egoismo, vitalità ed esuberanza ma anche riservatezza e timidezza…”


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Focu, focu, in chelu,
in terra e in d’onzi locu

del 11 gennaio 2012 di Cinquesensi

5362958773 9b4db3895a z 199x300 Focu, focu, in chelu,<br> in terra e in donzi locuNella notte tra il 16 e il 17 gennaio la Sardegna si metterà a danzare dando vita a una antichissima tradizione religiosa che la lega alla memoria di Sant’Antonio Abate, il fondatore del monachesimo cristiano.

La leggenda narra che il Sant’uomo, avendo forti aderenze spirituali con il Divino abbia invocato il fuoco a sciogliere i ghiacci che si erano impadroniti dell’isola e lo abbia fatto attraverso misteriosi rituali perfino apparentati con le sfere infernali. «Focu, focu, in chelu, in terra e in d’onzi locu», così il santo abate incitò il suo taumaturgico bastone, nel quale aveva convogliato tutto il calore possible, perchè ‘scaricasse’ lapilli e scintille (in dialetto ischintziddas) infuocate sui ghiacci per risolvere il delicato problema.
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In segno
d’amicizia

del 11 dicembre 2011 di Cinquesensi

Pubblichiamo la testimonianza di Franco Zeffirelli sul San Pietro e, in particolare,
sul Sognatore di Positano, ovvero Carlino Cinque.

Il testo apre il libro edito da Cinquesensi.

carlino.cinque In segno <br>damicizia

Carlo Cinque con gli inseparabili cani

Ho smesso da tempo di provare malinconia per i tempi andati, per quanto vissuti. Dopo aver perso tanti amici e parenti, ho imparato a vivere quello che ci viene consegnato dal destino in quel momento, a godermelo senza dover rimpiangere nulla. Ho conosciuto Positano negli anni Sessanta, ospite di cari amici in una casa stupenda. E da quel momento ho trascorso molte stagioni lì, non solo estati.

Il San Pietro era la mia seconda casa, una l’avevo comprata.


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